Francesco

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      Alcuni anni dopo la morte di Francesco di Assisi, si riuniscono in cima ad un poggio Chiara e cinque ex-fratelli del Santo, tra i primissimi. A turno essi ricordano episodi e momenti della vita di quell'essere straordinario, che sconvolse le loro esistenze, attirandoli con parole e con esempi di amore e di pace, in linea con il Vangelo. Leone annota sul suo quaderno spunti e ricordi toccanti, gli altri (Pietro Cattani che sapeva di legge, Bernardo, già notaio del padre del Santo, Angelo ex-uomo d'armi e Rufino) lo aiutano nel redigere il suo memoriale. Rivivono così le antiche dissipazioni del giovane rampollo del ricco mercante Pietro Bernardone, la sua vicenda di prigioniero (dopo la guerra con Perugia, un anno nelle fosche prigioni), la sua incredibile rinuncia a tutti i beni di famiglia per andare con i poveri e i lebbrosi. Rivivono anche i primi passi di Francesco dopo il gesto scandaloso, l'arrivo dei primissimi fratelli, pronti a seguirlo in una vita miserabile ed eroica, piena di rinunce ed umiliazioni ma anche di gioie ineffabili, il restauro della chiesetta di San Damiano, gli innumerevoli ostacoli da superare per sopravvivere, l'incontro con Chiara (la cugina di Rufino) fuggita da Assisi per aggregarsi alla comunità. Ottenuta in seguito, con l'appoggio del Cardinale Ugolino, l'approvazione di Papa Innocenzo III - confermata, dopo la di lui morte a Perugia, dal successore Onorio III, affinchè i fraticelli avessero una Regola - comincia per il Santo l'ultima parte della sua vita, forse la più dura e tormentata: la netta percezione dei pericoli cui può andare incontro la purezza ed unità della giovane comunità, per l'affluire da molti Paesi d'Europa di giovani entusiasti, ma anche meno semplici e meno docili ed il profilarsi di divisioni all'interno stesso del nuovo Ordine. Di salute precaria, torturato nell'animo, Francesco cede il posto al fido Pietro e si rifugia con fra Leone - che lui chiama "pecorella di Dio" - sulle montagne, per meditare e pregare Dio, il quale non sembra rispondere alle sue grida angosciate. Ma così non sarà: le stigmate alle mani, ai piedi ed al costato suggelleranno nel sangue la pietà e l'amore divini per quell'uomo malato e disperato, che chiuderà presto gli occhi nella dolce terra umbra tanto amata.

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