Birdy

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      Reduce dal Vietnam e con la faccia ancora seminascosta dalle bende, a seguito delle gravi ustioni riportate in combattimento, il sergente Al Columbato viene inviato in un ospedale psichiatrico militare, dove è da tempo ospitato il suo amico di infanzia e compagno di sventura Birdy. Il dott. Weiss confida che, dal contatto tra i due scocchi una scintilla in Birdy, che vive tutto rattrappito, atono ed assolutamente muto, forse a causa dello "choc" subito allorché l'elicottero che lo trasportava ferito cadde in fiamme nella giungla vietnamita. Comincia così la paziente, affettuosa e cocciuta opera di Al per recuperare Birdy passando praticamente le giornate nella cella di lui, il sergente evoca episodi, momenti e persone della non lontana adolescenza. Birdy aveva per gli uccelli una vera mania: li studiava con amore, ne conosceva le abitudini ne seguiva affascinato il volo. Tutto cominciò dando pericolose cacce ai piccioni, sotto le grondaie o sulle impalcature. Poi fu la volta dei canarini (tra i quali la prediletta Brenda), dei quali il ragazzo si era riempito la camera, tra le proteste della madre. La passione di Birdy per gli animali era più forte di tutto (divertimenti e ragazze comprese). Una volta, i due resero la libertà ad un gruppo di cani randagi, che avevano per qualche dollaro contribuito a catturare, quando li videro destinati al macello. Nelle parole del bravo Al i ricordi si susseguono: una festa di ragazzi, le partite di "baseball" su di un terreno adiacente alla casetta dei genitori di Birdy, una corsa in giostra, il primo e goffo tentativo di volo da parte di Birdy, su di una specie di aliante, con un'altrettanto goffa caduta in una marrana: il tutto con qualche inevitabile "flash-back" su episodi bellici. Ma, mentre Birdy non si sblocca e sembra murato vivo nel suo silenzio, Al Columbato crede che finirà con il diventare matto lui stesso, anzi, il dr. Weiss lo invita ad un certo momento ad andarsene, poiché il malato pare proprio irrecuperabile. Il sergente però insiste. Sa da sempre che l'amico carissimo per gli uccelli aveva quasi perso la testa, tanto che la crudele morte di Brenda era stata per lui una mezza tragedia e che, per di più, una volta gli aveva dichiarato che, morendo, avrebbe voluto rinascere come uccello, per poter finalmente ralizzare il sogno della propria vita: quello di volare. Per questo Al insiste, spinto dall'affetto e dalla disperazione. Onde sottoporre Birdy ad un'ennesima prova, Al, d'accordo con il dr. Weiss, fa arrivare da casa Birdy tutte le palle da "base-ball", che la mamma del ragazzo aveva regolarmente sequestrato (e seppellito) per distogliere gli amici di lui dal loro rumoroso gioco. Nella triste cella, Birdy sembra riconoscere le palle, ne sfiora una e scoppia in singhiozzi: Al gli assicura che, come è sempre accorso in aiuto per trarlo d'impaccio, non lo lascerà mai più e si accuccia vicino all'infelice che gli si è avvinghiato, imprecando contro la guerra che li ha bruciati tutti e due. Birdy pronuncia allora il nome dell'amico ed una buffa frase dei tempi andati (e per sempre perduti). Beccato e felice, il sergente chiama il dottore, che è tuttavia scettico sui progressi di Birdy e a questo punto si scaglia su Weiss: dalla porta restata aperta, i due amici fuggono verso la sommità dell'edificio, da dove Birdy si lancia nel vuoto. Il sergente urla terrorizzato e corre verso il parapetto, ma Birdy gli sorride da non troppo lontano: ha spiccato finalmente il volo desiderato... planando per fortuna su di un terrazzo sottostante.

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