I Love You

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      In una fabbrica abbandonata, situata alla periferia di Parigi, Michel, impiegato presso una agenzia di viaggi, vive la sua vita di scapolo, in buoni rapporti con Yves, un amico disoccupato, una grassa donna di colore e un ragazzino giapponese. Scapolo lo è, è belloccio e le donne lo cercano. Una che voleva da lui un figlio lo abbandona, altre, di costumi liberissimi o addirittura a pagamento, sembrano matte per lui e si offrono gratis. Una sera in cui Michel passeggia e fischietta, una vocina lusingatrice gli dice "I love you". La vocina vien fuori da un ciondolo-portachiavi raffigurante un visetto grazioso dalla bocca tumida. Comincia così per Michel un gioco divertente: a comando, fischiando, una voce gli dice "I love you" in casa, quando circola sulla moto o sul lavoro, senza mai assillarlo, blandendolo e colmando di una tranquillizzante felicità la sua vita di solitario, che ormai rifiuta facili amori. Poco a poco il gioco si fa più serrato ed inquietante, Michel arriva a sovrapporre il visetto del portachiavi alla foto di una "pin-up" e perfino alle onde tremolanti del video, ritraendone anomale autogratificazioni, fa vedere il ciondolo all'amico disoccupato e ne diventa un po' geloso (perché l'amico fischia e la rossa bocca flauta il suo "ti amo" anche a lui), incontra e trattiene un cliente dell'agenzia e scopre che lui pure ha un ciondolo uguale (ma per fortuna con occhi di colore diverso). La vita di Michel è ormai condizionata ed ossessionata da quell'assurdo amore, cui arriva perfino a donare piccolissimi gioielli, rimirando l'oggetto e restandone affascinato. Un giorno in cui si è lanciato in una folle corsa con la moto, il giovanotto cade e si rovina la dentatura, purtroppo la protesi gli rovina il fischio di richiamo, trasformato in un soffio ridicolo e impotente. La bocca del gingillo resta dolorosamente muta. Mentre Yves trova finalmente l'agognato lavoro, Michel diventa triste e nervoso, trascura il suo impiego, si riduce ad ottenere la parola "I love you" azionando un "carillon" - un surrogato ancora più penoso - o pagando una ragazza di vita: solo per ascoltare le dolci parole, per lui tuttavia sempre meno seducenti se dette da una voce umana, a paragone delle delizie del ciondolo, ormai sordo ai suoi richiami. Alla fine Michel, allorché una sera il portachiavi risponde alle vibrazioni di un acuto emesso da Maria (una conoscente comune di lui e dell'amico, la quale si produce in bizzarri "exploits" canori in TV) disperato e furioso lo spacca. Non gli resta che sognare una evasione dalla sua perniciosa solitudine. Su di una spiaggia dove è arrivato in moto, Michel crede di vedere uno splendido veliero, la cui polena è una donna affascinante. Lui si lancia in acqua, nuota affannosamente e, pateticamente, tenta di fischiare. Ma la donna è indifferente e la nave se ne va tranquilla.

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